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I numeri mi hanno destato sempre curiosità sin da piccola, ma sui numeri si fanno statistiche, progetti e si prendono decisioni, ora se sappiamo dai media che gli utenti internet partecipano sempre di più alle discussioni, ne consegue che crescono i social network ma non solo che ne dite?

Se poi aggiungiamo anche questa news,
fonte "punto informatico"
Cosa ne possiamo dedurre?
Ma soprattutto cosa possiamo consigliare ai vari target di utenza? Quale scelta e startegia migliore?


Roma - Si chiama MyAds il programma di vendita di spazi pubblicitari varato da uno dei maggiori social network esistenti su web: MySpace. Il sito, celebre soprattutto per la frequentazione di musicisti noti e meno noti, tenta di trasformare la sua popolarità in denaro sonante (o meglio ancora, frusciante): la strada scelta per monetizzare il proprio successo è quella delle inserzioni contestuali, con un occhio di riguardo alla selezione del pubblico a cui un annuncio viene rivolto.

Grazie all'acquisizione avvenuta lo scorso anno di Strategic Data Corporation da parte di Fox Interactive (l'azienda che fa riferimento al magnate australiano Rupert Murdoch e che controlla anche MySpace), il sistema di advertising sviluppato dal social network sfrutta un potente motore di profilazione degli iscritti: invece che basarsi - come accade sul sito del concorrente Facebook - sugli interessi dichiarati, provvede a identificare e catalogare l'attività effettivamente svolta dai navigatori sul sito. Cosa hanno cliccato, chi hanno visitato, cosa hanno apprezzato e cosa no.

Basandosi quindi sui reali gusti e sulle reali passioni dei netizen, MySpace si dice in grado di riuscire ad indirizzare il messaggio promozionale a chi fosse davvero interessato: non solo per quanto attiene all'argomento trattato, ma anche per la località. Si può infatti, oltre a scegliere un argomento, come una disciplina sportiva o un genere musicale, anche individuare la provenienza dei potenziali acquirenti: attraverso l'interfaccia del programma, inoltre, è possibile conoscere in tempo reale di quanti individui è composto esattamente il target indicato.



MySpace non fa mistero di aver ideato l'intera formula di MyAds modellandola sulle esigenze dei piccoli inserzionisti: il budget per una campagna può essere fissato nel range compreso tra 25 e 10mila dollari (poco meno di 20 e un po' più di 7mila euro), con pagamenti basati sugli effettivi clic ricevuti da un banner e non sulle impression. L'unico formato consentito è l'annuncio grafico (niente testo), realizzabile con un apposito tool in flash direttamente online o caricato dall'utente: le dimensioni consentite sono 300x250 pixel o 728x90. Al momento, gli iscritti del programma avrebbero già superato le 3.500 entità.

Secondo MySpace, grazie a MyAds dovrebbe essere possibile per gli inserzionisti raggiungere oltre mille diverse categorie di pubblico, continuamente aggiornate per tenere conto del mutamento dei gusti degli iscritti al social network. Un modello che per il CEO Chris DeWolfe non potrà che rivelarsi vincente: "La grande differenza di MySpace è che noi ci siamo sempre concentrati nella costruzione di un vero business. Gli altri social network là fuori in certi casi pensano di più a come vendere la propria azienda, oppure semplicemente a offrire nuove funzionalità".

Il riferimento, neppure troppo velato, è al principale concorrente di MySpace: Facebook. Il cui CEO e fondatore, Mark Zuckerberg, in una recente intervista ha dichiarato senza mezze misure che "La crescita viene prima del profitto": un principio che MySpace evidentemente non crede si debba applicare a tutti i social network, e che anzi punta a ribaltare per dimostrare che da questo tipo di attività è possibile trarre un guadagno consistente.
La mossa di DeWolfe arriva tuttavia in un momento difficile, anche per la raccolta pubblicitaria online. I quotidiani cartacei, sbarcati in forze sul web per tentare di trovare una via di uscita ad una situazione della raccolta pubblicitaria tradizionale fattasi problematica, in questi mesi stanno affrontando una situazione complessa sotto il profilo economico anche in Rete: a cavarsela meglio sono ovviamente i pesci grossi, che anzi sostengono di avere tra le mani numeri in crescita, tanto da stare pensando anche loro alla creazione di un proprio network pubblicitario con cui guadagnare maggiori spazi di manovra.

Se questo momento di difficoltà servirà, come sostiene qualcuno, a rilanciare le ambizioni delle più solide e agguerrite startup in circolazione è ancora presto per dirlo. Di sicuro, la creazione di uno strumento di monetizzazione per una grossa community come MySpace è un segnale importante per tutto il web: certo, però, ci vorrà del tempo per capire se questo si trasformerà in quello che TechChrunch definisce il "momento Google" di MySpace. Chi d'altronde avrebbe mai pensato, prima della nascita di AdSense, che un motore di ricerca potesse trasformarsi in un business colossale?

Luca Annunziata

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Risposte a questa discussione

Rispetto al profitto e alla pubblicità che può generare un social network ho un mio giudizio personale.

Servizi sociali come Facebook o Myspace arrivando anche a Youtube, non sono in grado ( e forse non lo saranno mai ) di generare introiti, profitti, in sostanza di "vendere" qualcosa di preciso.

Il motivo è semplicissimo : Non producono nulla di veramente vendibile, nulla che l'utente sarebbe disposto a pagare.

I servizi MyAds forse a Myspace fruttano qualcosa, ma di fatto Facebook è in rosso e si riesce a sostenere solo grazie a lauti finanziamenti di qualche venture ( stranamente legate alla agenzia CIA ).

Ma queste sono cose abbastanza risapute.

Quello di cui però ancora nessuno si rende conto veramente è della potenza di "branding" che questi servizi hanno, i quali sono veramente capaci di trasformare un brand in qualcosa di vissuto dai propri seguaci.

Dunque il social network può forse vivere nel futuro come strumento di marketing del brand, ovvero direttamente finanziato dal brand, il quale utilizzerà la tecnologia come medium di comunicazione e fidelizzazione integrata nel prodotto.

Un facebook vivrà bene se comincerà ad entrare nella "moda" come ha fatto la apple con L'iphone, legando il software all'hardware e presentado il tutto in un bel pacchetto di design.

Lo stesso dovranno fare i marchi di moda : diventare aziende che utilizzano lo sviluppo "hard coding" di tecnologie sempre più avanzate, perchè il prodotto vivrà della linfa vitale trasmessa dai suoi stessi utenti ( i loro dati personali ).

Il brand non vive di prodotti , ma di stili di vita e di comunità e reti di appartenenza e saranno le nuove tecnologie a creare il medium del branding del futuro : un filo diretto con l'utente.

Sto parlando di prodotti di moda tecnologizzati che inviano e ricevono dati in continuazione attraverso la rete.

Come è risaputo il marketing nell'era globale delle multinazionali ha sempre richiesto investimenti inverosimili, anche rispetto alla produzione del prodotto, poichè il brand non è il "prodotto" ma lo stile di vita sotto il quale il prodotto appare.

Quando le case di moda capiranno questa cosa forse gli investimenti del branding sulle tecnologie diventeranno spaventosi.

O forse gia lo sono divenuti ?

I costi di un social network non credo si possano coprire con semplici strumenti pubblicitari, hanno bisogno di essere "brandizzati" per vendere prodotti.

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